L’arte ti somiglia (?)

La mia risposta allo spot del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per promuovere (così dicono) i musei italiani.

Che Antonello da Messina possa perdonarmi.

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Sulla cosiddetta “riapertura” del Corridoio Vasariano: alcune riflessioni personali.

La scelta delle parole è importante.

Ma in questi casi non credo si tratti di scelta sbagliato nell’inserire un termine al posto di un altro.

Per quello che sto leggendo in questi ultimi tempi su giornali e varie testate on line riguardo al futuro del Corridoio Vasariano, non credo si possa parlare di scelta sbagliata di vocaboli. Parlerei piuttosto di REFUSI DI STAMPA.

Leggo ovunque di “RIAPERTURA”. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare quello che è stato fatto, capiamo bene che non ha alcun senso parlare di riapertura.

L’apice è stato però toccato dal quotidiano che non ha parlato di riapertura: secondo questo giornale, il direttore Eike Schmidt passerà alla storia come quello che ha aperto PER LA PRIMA VOLTA il Corridoio Vasariano.

Un eroe, insomma.

Peccato che sia stato omesso il fatto che siano stati fatti sparire tutti gli oltre seicento autoritratti esposti lungo il percorso fino ad un anno fa.

riaperturacorridoiovasariano

Salvate il soldato Eike Schmidt (dai ricorsi al TAR)

Quando c’è bisogno di aiutare un amico non mi tiro mai indietro.

Quando poi questo amico è il direttore di un importante museo italiano, ingiustamente accusato di non essere idoneo alla carica assegnatagli solo perché cittadino tedesco, ecco, allora io faccio letteralmente CARTE FALSE per aiutarlo.

La sentenza del TAR del Lazio ha annullato le nomine di 5 dei 20 “superdirettori” scelti in seguito alla discussa selezione.

La sentenza ha colpito i direttori di Palazzo Ducale di Mantova, del Museo archeologico nazionale di Napoli, del Museo archeologico nazionale di Taranto, del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e delle Gallerie Estensi di Modena.

Per adesso il direttore degli Uffizi l’ha scampata. Per i giudici la candidata che aveva fatto ricorso, non avendo potuto dimostrare “l’illegittimità della estromissione dalla ‘decina’ dei candidati idonei a concorrere alla seconda fase della complessa procedura selettiva”, non ha dunque “alcun interesse diretto alla impugnazione delle nomine”.

Eike quindi è salvo.

Ma ne siamo davvero sicuri?

Assolutamente no. Infatti io, per sicurezza, mi sono portato avanti con il lavoro. Da oggi Eike Schmidt è cittadino italiano.

Ci sono alcune cose che vorrei puntualizzare.

Troppe cose sono state dette, tra il vero e il non vero, altre completamente false.

La prima, spesso utilizzata dai detrattori di Eike Schmidt per sminuirlo, è che l’unica carica dirigenziale da lui avuta sia stata la direzione del Minneapolis Institute of Art. Assolutamente no! Cari detrattori miei… Eike non è mai stato direttore di quel museo. Bensì curatore e capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili di quel museo.

Altra falsità: il direttore non è originario della Sassonia, come ho detto scherzosamente nella telefonata. Assolutamente no. Siamo seri. È della BRISGOVIA. Friburgo in Brisgovia. Ma naturalmente si tratta solo del luogo dove è nato e vissuto… le sue origini, ormai è chiaro, sono italiane, anzi TOSCANE.

Verissime invece sono le sue dichiarazioni risalenti all’anno scorso, alla vigilia dell’attesissima partita Italia – Germania, valevole per i quarti di finale dei Campionati Europei 2016. (vedi qui l’articolo Se anche Schmidt tifa Italia)

Il direttore è tifosissimo dell’Italia. Cosa volete di più a riprova della sua italianità?

Il bassorilievo romano del Battistero di Firenze

Quello che vi voglio raccontare in questo video non è che una piccola curiosità.

Una di quelle cose che poi vi potrebbe tornare utile, quando magari vi ritroverete a fare un giro a Firenze con la vostra spasimante di turno e passando davanti al battistero, invece che sproloquiare pedissequamente riguardo alla storia dell’edificio, dai mosaici di Coppo di Marcovaldo fino alle formelle del Ghiberti, potrete fare colpo su di lei portandola in quell’angolino del “Bel San Giovanni”, facendole vedere quel bassorilievo che non nota nessuno. Farete la figura dei fighi, ve lo assicuro. Lei si renderà conto di stare con una persona accuRturata. La serata andrà alla grande a quel punto ringrazierete di aver seguito il blog di Arte a modino!

Ricordatevi però di pagare voi la cena, altrimenti ogni mio sforzo di raddrizzarvi la serata sarà vanificato.

Tornando a noi, il riuso di materiali antichi in edifici medievali è cosa risaputa. Nel battistero stesso ci sono altri due esempi: due epigrafi incastonate tra i marmi (come vedrete alla fine del video), una alla base di una colonna a fianco della Porta Nord, l’altra proprio di fianco alla Porta del Paradiso.

Il motivo per cui questo bassorilievo sia stato inserito fra i marmi del battistero è ancora un dilemma. A riguardo possiamo solo avanzare delle ipotesi. Solo su una cosa posso esprimermi con certezza: la scena rappresentata non è assolutamente una battaglia navale!

Palazzo Stronzi a Firenze. Lo conoscevate…?

 

L’Eredità su Rai1 ci regala sempre grandi soddisfazioni.

La scorsa settimana ce ne ha regalata una in campo storico-artistico.

Alla domanda: “Famoso palazzo fiorentino”, con la “S”, la risposta del signor Luca, il concorrente, è stata “Scrovegni”. Va bene… Scrovegni a Firenze, lasciamo stare. Ma per entrare nella memorabilità ci voleva ben altro. Alla fine non riuscendo a trovare la risposta giusta, grazie agli aiuti, si è trovato davanti a questa situazione, con una sola lettera mancante per arrivare alla soluzione:
S T R O _ Z I
Indovinate qual è stata la sua risposta.
IDOLO ASSOLUTO!!!

Museo Richard-Ginori di Doccia: intervista a Tomaso Montanari

Il 27 marzo scorso, in occasione della manifestazione OpenDoccia, ho incontrato Tomaso Montanari, al quale ho chiesto cosa ne pensasse dell’imminente annuncio del ministro Franceschini riguardo l’acquisto del museo da parte dello Stato.

Montanari spera che l’annuncio, avvenuto pochi giorni dopo aver rilasciato questa intervista, si concretizzi presto. La situazione del museo è infatti tragica: chiuso da quasi tre anni, ormai lasciato a se stesso, senza alcun tipo di manutenzione, aggredito da muffe e infiltrazioni d’acqua che stanno mettendo in serio pericolo i pezzi della collezione.

«Dal momento in cui si dice che tutta la soluzione dei problemi del pubblico sarebbero nel privato e che i grandi musei sarebbero gestiti molto meglio se fossero dati ai privati, noto che c’è un museo privato che costa quanto un appartamento di lusso, 2,5 milioni di euro, e nessuno è in grado di comprarselo. Alla fine deve intervenire il “Babbo Stato”».

Montanari auspica per la gestione del Museo di Doccia una fondazione pubblico-privata, associando allo Stato altri soggetti: in particolare un socio popolare in cui ci fossero dentro i lavoratori della Ginori e i cittadini di Sesto Fiorentino. Montanari sottolinea il fatto che Doccia debba rimanere fortemente radicato al territorio. Sarebbe il primo esempio al mondo in cui i cittadini si comprano un pezzo di museo per sedere nel consiglio di amministrazione e decidere la politica culturale del museo.

“Fosco il boscaiolo” di CLET ha bisogno d’acqua

Bisogna prendersi cura delle piante.

Bisogna anche prendersi cura delle opere d’arte.

Se l’opera d’arte in questione è fatta di piante, va da sè che bisogna prendersene cura.

Qualcuno, nel caso di Fosco il Boscaiolo, non lo ha fatto.

Lode al Comune di Calenzano, che nel maggio 2015 commisionò l’opera all’artista Clet Abraham (sì, “quello dei cartelli” ma non solo!), siamo d’accordo. Però questo non basta.

Il Comune di Calenzano non è nuovo a queste iniziative, atte ad introdurre l’arte contemporanea e la street art a Firenze e provincia, territori fin troppo legati all’arte del Medioevo e del Rinascimento, piuttosto restii a qualsivoglia nuova forma di innovamento artistico.

Il Comune, già nel 2014, durante l’apertura di alcune nuove infrastrutture viarie, decise di far realizzare proprio a Clet i cartelli da posizionare sulla sede stradale, in netta controtendenza rispetto a molte altre città che in passato hanno addirittura multato l’artista francese per avere, secondo il loro punto di vista, alterato la leggibilità dei cartelli e quindi violato il codice della strada.

Calenzano diventò così il primo comune italiano ad ufficializzare il lavoro di Clet sui cartelli stradali (vedi il video di Arte a modino realizzato in quell’occasione).

Per quanto riguarda Fosco invece, dopo un iniziale entusiasmo per la realizzazione dell’opera, la gente si è resa conto che qualcosa non andava. Fosco si stava seccando (nel senso letterale del termine). Cos’è che è andato storto?

Molte domande mi passano per la testa, a partire da cosa possa pensare di tutto questo lo stesso artista, costretto a vedere la sua opera in queste condizioni dopo solo un anno e mezzo. Dopo tutto credo che il problema sia solo una questione di mancata irrigazione. Tutto qui.

Fosco è riuscito a sopravvivere a questa estate, pur uscendone decisamente malconcio.

Adesso con l’autunno inizieranno le piogge. Il problema è rimandato all’estate prossima. Resisti Fosco!

 

Seconda telefonata al direttore degli Uffizi Eike Schmidt

L’ho richiamato.

Eh sì, l’ho richiamato, non ne potevo fare a meno.

L’avete seguita la vicenda dell’annuncio anti-bagarini sparato dagli altoparlanti del Loggiato degli Uffizi, con relativa multa rifilata al direttore?

http://www.corriere.it/cultura/16_maggio_26/uffizi-multa-al-direttore-eike-schmidt-firenze-60b842fc-2379-11e6-853e-9c2971638379.shtml
Mica credevate che fosse tutta farina del suo sacco, eh?

Tutto organizzato alla perfezione, compreso il servizio fotografico al momento del pagamento dell’ammenda.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2016/05/27/foto/firenze_uffizi_multati_dal_comune_e_il_direttore_schmidt_paga_la_sanzione-140705357/1/#1

Purtroppo il buon vecchio Eike mi è scivolato all’ultimo su una buccia di banana: dopo aver pagato la multa esce fuori con questo comunicato stampa nel quale, in merito alla vicenda della lotta antibagarini, fa riferimento all’attentato di via dei Georgofili del 1993.Untitled_004

Va bene parlare di lotta alla criminalità, ma il paragone non mi sembra calzante.

Paragonare dei bagarini a chi ha messo una bomba che ha ucciso 5 persone e danneggiato irreparabilmente opere di inestimabile valore mi pare decisamente fuori luogo.

 

 

Antonio Berti (1904-1990) in mostra a Sesto Fiorentino

Una splendida mostra che Sesto Fiorentino ha dedicato ad uno dei suoi più importanti artisti.

Antonio Berti nacque infatti a San Piero a Sieve, nel Mugello, ma già a 17 anni si trasferì a Sesto per lavorare nella manifattura di Richard-Ginori di Doccia.

Una figura oggi quasi dimenticata e comunque poco conosciuta ai più, Antonio Berti fu invece un personaggio di spicco nel panorama artistico italiano, dagli anni ’30 fino a tutti gli anni ’80 del Novecento. Lo dimostrano tutte le importanti commissioni pubbliche e private che lo hanno portato a scolpire opere in luoghi prestigiosi un po’ in tutta Italia.

Ecco il video della mostra tenutasi dal 28 febbraio al 31 maggio 2016 nell’ambito della VI edizione di “Alto Basso”, nelle due sedi de “La Soffitta”, presso l’Unione Operaia di Colonnata, e al Centro Espositivo Antonio Berti a Sesto Fiorentino.

La censura ai tempi di Facebook

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Dopo quasi 4 anni che gestisco la pagina facebook con la quale promuovo questo blog, per la prima volta decido di provare un annuncio a pagamento di facebook per mettere in evidenza un video di “Arte a modino”.

L’annuncio, inizialmente approvato, dopo due giorni viene bloccato.

Credendo che la censura fosse dovuta al contenuto del video, penso subito al peggio: mi sono immaginato che il video fosse arrivato al direttore degli Uffizi, magari poco incline alla satira, e che avesse fatto pressioni per far ritirare il video. Niente di tutto questo. Peccato, sarebbe stato troppo bello…

Ricevo invece da facebook il messaggio che vedete a destra nella foto. L’inserzione non è stata pubblicata in quanto, dice facebook “non consentiamo la pubblicazione di inserzioni che contengono immagini di nudo, anche se di natura non sessuale. Ciò comprende immagini di nudo a scopo artistico o educativo”.

Inizialmente non capivo davvero a cosa si riferissero. Poi, guardando meglio, mi sono accorto di un dipinto appoggiato sul divano dietro di me, di quelli che uso come scenografia per i miei video. Ecco, quello che ho evidenziato col cerchietto rosso nella foto. Sbigottito e incredulo, scrivo immediatamente a facebook attraverso l’apposito form, credendo che si sia trattato di un clamoroso errore. La mia risposta la trovate qua sotto:censok

La mia richiesta di ripristinare il video naturalmente è stata poi respinta.

Ripropongo qui sotto il video incriminato, per fortuna ancora visibile anche su YouTube:

 

Siccome non gliela voglio dare vinta, per i prossimi video mi sto ingegnando per trovare un compromesso. Che ne dite?

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