Salvate il soldato Eike Schmidt (dai ricorsi al TAR)

Quando c’è bisogno di aiutare un amico non mi tiro mai indietro.

Quando poi questo amico è il direttore di un importante museo italiano, ingiustamente accusato di non essere idoneo alla carica assegnatagli solo perché cittadino tedesco, ecco, allora io faccio letteralmente CARTE FALSE per aiutarlo.

La sentenza del TAR del Lazio ha annullato le nomine di 5 dei 20 “superdirettori” scelti in seguito alla discussa selezione.

La sentenza ha colpito i direttori di Palazzo Ducale di Mantova, del Museo archeologico nazionale di Napoli, del Museo archeologico nazionale di Taranto, del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e delle Gallerie Estensi di Modena.

Per adesso il direttore degli Uffizi l’ha scampata. Per i giudici la candidata che aveva fatto ricorso, non avendo potuto dimostrare “l’illegittimità della estromissione dalla ‘decina’ dei candidati idonei a concorrere alla seconda fase della complessa procedura selettiva”, non ha dunque “alcun interesse diretto alla impugnazione delle nomine”.

Eike quindi è salvo.

Ma ne siamo davvero sicuri?

Assolutamente no. Infatti io, per sicurezza, mi sono portato avanti con il lavoro. Da oggi Eike Schmidt è cittadino italiano.

Ci sono alcune cose che vorrei puntualizzare.

Troppe cose sono state dette, tra il vero e il non vero, altre completamente false.

La prima, spesso utilizzata dai detrattori di Eike Schmidt per sminuirlo, è che l’unica carica dirigenziale da lui avuta sia stata la direzione del Minneapolis Institute of Art. Assolutamente no! Cari detrattori miei… Eike non è mai stato direttore di quel museo. Bensì curatore e capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili di quel museo.

Altra falsità: il direttore non è originario della Sassonia, come ho detto scherzosamente nella telefonata. Assolutamente no. Siamo seri. È della BRISGOVIA. Friburgo in Brisgovia. Ma naturalmente si tratta solo del luogo dove è nato e vissuto… le sue origini, ormai è chiaro, sono italiane, anzi TOSCANE.

Verissime invece sono le sue dichiarazioni risalenti all’anno scorso, alla vigilia dell’attesissima partita Italia – Germania, valevole per i quarti di finale dei Campionati Europei 2016. (vedi qui l’articolo Se anche Schmidt tifa Italia)

Il direttore è tifosissimo dell’Italia. Cosa volete di più a riprova della sua italianità?

Il bassorilievo romano del Battistero di Firenze

Quello che vi voglio raccontare in questo video non è che una piccola curiosità.

Una di quelle cose che poi vi potrebbe tornare utile, quando magari vi ritroverete a fare un giro a Firenze con la vostra spasimante di turno e passando davanti al battistero, invece che sproloquiare pedissequamente riguardo alla storia dell’edificio, dai mosaici di Coppo di Marcovaldo fino alle formelle del Ghiberti, potrete fare colpo su di lei portandola in quell’angolino del “Bel San Giovanni”, facendole vedere quel bassorilievo che non nota nessuno. Farete la figura dei fighi, ve lo assicuro. Lei si renderà conto di stare con una persona accuRturata. La serata andrà alla grande a quel punto ringrazierete di aver seguito il blog di Arte a modino!

Ricordatevi però di pagare voi la cena, altrimenti ogni mio sforzo di raddrizzarvi la serata sarà vanificato.

Tornando a noi, il riuso di materiali antichi in edifici medievali è cosa risaputa. Nel battistero stesso ci sono altri due esempi: due epigrafi incastonate tra i marmi (come vedrete alla fine del video), una alla base di una colonna a fianco della Porta Nord, l’altra proprio di fianco alla Porta del Paradiso.

Il motivo per cui questo bassorilievo sia stato inserito fra i marmi del battistero è ancora un dilemma. A riguardo possiamo solo avanzare delle ipotesi. Solo su una cosa posso esprimermi con certezza: la scena rappresentata non è assolutamente una battaglia navale!

Palazzo Stronzi a Firenze. Lo conoscevate…?

 

L’Eredità su Rai1 ci regala sempre grandi soddisfazioni.

La scorsa settimana ce ne ha regalata una in campo storico-artistico.

Alla domanda: “Famoso palazzo fiorentino”, con la “S”, la risposta del signor Luca, il concorrente, è stata “Scrovegni”. Va bene… Scrovegni a Firenze, lasciamo stare. Ma per entrare nella memorabilità ci voleva ben altro. Alla fine non riuscendo a trovare la risposta giusta, grazie agli aiuti, si è trovato davanti a questa situazione, con una sola lettera mancante per arrivare alla soluzione:
S T R O _ Z I
Indovinate qual è stata la sua risposta.
IDOLO ASSOLUTO!!!

Museo Richard-Ginori di Doccia: intervista a Tomaso Montanari

Il 27 marzo scorso, in occasione della manifestazione OpenDoccia, ho incontrato Tomaso Montanari, al quale ho chiesto cosa ne pensasse dell’imminente annuncio del ministro Franceschini riguardo l’acquisto del museo da parte dello Stato.

Montanari spera che l’annuncio, avvenuto pochi giorni dopo aver rilasciato questa intervista, si concretizzi presto. La situazione del museo è infatti tragica: chiuso da quasi tre anni, ormai lasciato a se stesso, senza alcun tipo di manutenzione, aggredito da muffe e infiltrazioni d’acqua che stanno mettendo in serio pericolo i pezzi della collezione.

«Dal momento in cui si dice che tutta la soluzione dei problemi del pubblico sarebbero nel privato e che i grandi musei sarebbero gestiti molto meglio se fossero dati ai privati, noto che c’è un museo privato che costa quanto un appartamento di lusso, 2,5 milioni di euro, e nessuno è in grado di comprarselo. Alla fine deve intervenire il “Babbo Stato”».

Montanari auspica per la gestione del Museo di Doccia una fondazione pubblico-privata, associando allo Stato altri soggetti: in particolare un socio popolare in cui ci fossero dentro i lavoratori della Ginori e i cittadini di Sesto Fiorentino. Montanari sottolinea il fatto che Doccia debba rimanere fortemente radicato al territorio. Sarebbe il primo esempio al mondo in cui i cittadini si comprano un pezzo di museo per sedere nel consiglio di amministrazione e decidere la politica culturale del museo.

“Fosco il boscaiolo” di CLET ha bisogno d’acqua

Bisogna prendersi cura delle piante.

Bisogna anche prendersi cura delle opere d’arte.

Se l’opera d’arte in questione è fatta di piante, va da sè che bisogna prendersene cura.

Qualcuno, nel caso di Fosco il Boscaiolo, non lo ha fatto.

Lode al Comune di Calenzano, che nel maggio 2015 commisionò l’opera all’artista Clet Abraham (sì, “quello dei cartelli” ma non solo!), siamo d’accordo. Però questo non basta.

Il Comune di Calenzano non è nuovo a queste iniziative, atte ad introdurre l’arte contemporanea e la street art a Firenze e provincia, territori fin troppo legati all’arte del Medioevo e del Rinascimento, piuttosto restii a qualsivoglia nuova forma di innovamento artistico.

Il Comune, già nel 2014, durante l’apertura di alcune nuove infrastrutture viarie, decise di far realizzare proprio a Clet i cartelli da posizionare sulla sede stradale, in netta controtendenza rispetto a molte altre città che in passato hanno addirittura multato l’artista francese per avere, secondo il loro punto di vista, alterato la leggibilità dei cartelli e quindi violato il codice della strada.

Calenzano diventò così il primo comune italiano ad ufficializzare il lavoro di Clet sui cartelli stradali (vedi il video di Arte a modino realizzato in quell’occasione).

Per quanto riguarda Fosco invece, dopo un iniziale entusiasmo per la realizzazione dell’opera, la gente si è resa conto che qualcosa non andava. Fosco si stava seccando (nel senso letterale del termine). Cos’è che è andato storto?

Molte domande mi passano per la testa, a partire da cosa possa pensare di tutto questo lo stesso artista, costretto a vedere la sua opera in queste condizioni dopo solo un anno e mezzo. Dopo tutto credo che il problema sia solo una questione di mancata irrigazione. Tutto qui.

Fosco è riuscito a sopravvivere a questa estate, pur uscendone decisamente malconcio.

Adesso con l’autunno inizieranno le piogge. Il problema è rimandato all’estate prossima. Resisti Fosco!

 

Seconda telefonata al direttore degli Uffizi Eike Schmidt

L’ho richiamato.

Eh sì, l’ho richiamato, non ne potevo fare a meno.

L’avete seguita la vicenda dell’annuncio anti-bagarini sparato dagli altoparlanti del Loggiato degli Uffizi, con relativa multa rifilata al direttore?

http://www.corriere.it/cultura/16_maggio_26/uffizi-multa-al-direttore-eike-schmidt-firenze-60b842fc-2379-11e6-853e-9c2971638379.shtml
Mica credevate che fosse tutta farina del suo sacco, eh?

Tutto organizzato alla perfezione, compreso il servizio fotografico al momento del pagamento dell’ammenda.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2016/05/27/foto/firenze_uffizi_multati_dal_comune_e_il_direttore_schmidt_paga_la_sanzione-140705357/1/#1

Purtroppo il buon vecchio Eike mi è scivolato all’ultimo su una buccia di banana: dopo aver pagato la multa esce fuori con questo comunicato stampa nel quale, in merito alla vicenda della lotta antibagarini, fa riferimento all’attentato di via dei Georgofili del 1993.Untitled_004

Va bene parlare di lotta alla criminalità, ma il paragone non mi sembra calzante.

Paragonare dei bagarini a chi ha messo una bomba che ha ucciso 5 persone e danneggiato irreparabilmente opere di inestimabile valore mi pare decisamente fuori luogo.

 

 

Antonio Berti (1904-1990) in mostra a Sesto Fiorentino

Una splendida mostra che Sesto Fiorentino ha dedicato ad uno dei suoi più importanti artisti.

Antonio Berti nacque infatti a San Piero a Sieve, nel Mugello, ma già a 17 anni si trasferì a Sesto per lavorare nella manifattura di Richard-Ginori di Doccia.

Una figura oggi quasi dimenticata e comunque poco conosciuta ai più, Antonio Berti fu invece un personaggio di spicco nel panorama artistico italiano, dagli anni ’30 fino a tutti gli anni ’80 del Novecento. Lo dimostrano tutte le importanti commissioni pubbliche e private che lo hanno portato a scolpire opere in luoghi prestigiosi un po’ in tutta Italia.

Ecco il video della mostra tenutasi dal 28 febbraio al 31 maggio 2016 nell’ambito della VI edizione di “Alto Basso”, nelle due sedi de “La Soffitta”, presso l’Unione Operaia di Colonnata, e al Centro Espositivo Antonio Berti a Sesto Fiorentino.

La censura ai tempi di Facebook

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Dopo quasi 4 anni che gestisco la pagina facebook con la quale promuovo questo blog, per la prima volta decido di provare un annuncio a pagamento di facebook per mettere in evidenza un video di “Arte a modino”.

L’annuncio, inizialmente approvato, dopo due giorni viene bloccato.

Credendo che la censura fosse dovuta al contenuto del video, penso subito al peggio: mi sono immaginato che il video fosse arrivato al direttore degli Uffizi, magari poco incline alla satira, e che avesse fatto pressioni per far ritirare il video. Niente di tutto questo. Peccato, sarebbe stato troppo bello…

Ricevo invece da facebook il messaggio che vedete a destra nella foto. L’inserzione non è stata pubblicata in quanto, dice facebook “non consentiamo la pubblicazione di inserzioni che contengono immagini di nudo, anche se di natura non sessuale. Ciò comprende immagini di nudo a scopo artistico o educativo”.

Inizialmente non capivo davvero a cosa si riferissero. Poi, guardando meglio, mi sono accorto di un dipinto appoggiato sul divano dietro di me, di quelli che uso come scenografia per i miei video. Ecco, quello che ho evidenziato col cerchietto rosso nella foto. Sbigottito e incredulo, scrivo immediatamente a facebook attraverso l’apposito form, credendo che si sia trattato di un clamoroso errore. La mia risposta la trovate qua sotto:censok

La mia richiesta di ripristinare il video naturalmente è stata poi respinta.

Ripropongo qui sotto il video incriminato, per fortuna ancora visibile anche su YouTube:

 

Siccome non gliela voglio dare vinta, per i prossimi video mi sto ingegnando per trovare un compromesso. Che ne dite?

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La mia telefonata al direttore degli Uffizi

 

La mia telefonata al buon vecchio Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi.

L’ho richiamato perchè mi aveva chiesto se gli buttavo giù un progettino sul Corridoio Vasariano.

Il mese scorso il direttore aveva dichiarato di voler togliere tutti gli autoritratti dal Vasariano (leggi l’articolo: Repubblica del 5 marzo) per poter utilizzare il corridoio come passaggio tra gli Uffizi e Palazzo Pitti, unificando quindi i musei sotto un unico biglietto.

Tutto ciò ha scatenato polemiche a non finire: dal problema della sicurezza a quello di veder sparire la collezione di oltre 1700 autoritratti dei più grandi artisti dal Quattrocento a oggi (leggi la lettera di Franca Falletti, ex direttrice della Galleria dell’Accademia)

Ma il direttore risponde con un comunicato nel quale spiega le sue ragioni (Comunicato_Stampa_del_7_marzo).

Nel comunicato si afferma che la volontà, generata dai migliori propositi, sarebbe quella di “eliminare i privilegi e offrire la possibilità (si badi bene, non l’obbligo) di passare attraverso il Corridoio Vasariano” per arrivare a Pitti, si specifica, con un biglietto separato da quello degli Uffizi (leggi articolo: Repubblica del 7 marzo).

A turbare il normale svolgimento della giornata lavorativa del neo direttore Schmidt, alcuni giorni fa è arrivata una sorta di punizione biblica: l’invasione delle zecche in alcune sale degli Uffizi (leggi articolo Repubblica del 5 aprile).

Zecche. Sì, avete capito bene. Agli Uffizi.

Beh, se fossero stati tarli sarebbe stato peggio, no…? Per le opere intendo: il tarlo può certamente nuocere alle antiche tavole lì conservate più che le zecche.

Agli essere umani invece fanno peggio le zecche. Ve lo garantisce l’impiegata addetta al deposito bagagli del museo che due giorni dopo è stata punta da una zecca (leggi articolo Repubblica 7 aprile).

Ma con il mio progettino penso di mettere d’accordo tutti: nuova collocazione per la collezione di autoritratti in una sede museale decentrata tutta nuova (e zecche-free!), oltre ad un restyling del vecchio Corridoi Vasariano.

Cosa ne pensate?

 

I Friends of Florence confermano il loro impegno per la manutenzione del David di Michelangelo

 

Il 29 febbraio scorso è stato firmato l’accordo tra la Direzione della Galleria dell’Accademia e Friends of Florence  grazie al quale anche per il 2016 la fondazione americana si fa carico delle spese inerenti la manutenzione del David, delle altre sculture di Michelangelo (Prigioni, San Matteo e Pietà da Palestrina) e del modello del Ratto delle Sabine di Giambologna, custoditi museo di via Ricasoli a Firenze.

A sottoscrivere l’atto davanti ai media – che prevede lo stanziamento di 20mila euro lordi – sono stati la Direttrice della Galleria dell’Accademia, Cecilie Hollberg, e la Presidente della Fondazione non profit Friends of Florence, Simonetta Brandolini d’Adda.

Come accade ormai ininterrottamente dal 2005, l’accordo è stato siglato tenendo fede alla filosofia, condivisa da entrambi i contraenti, che è meglio investire per una manutenzione costante e frequente piuttosto che per un intervento di restauro a lunga scadenza. Come mi ha detto Cecilie Hollberg nell’intervista “è come andare dal dentista: uno va regolarmente, pulisce i denti, quindi ha una grande occasione di non doversi far trapanare i buchi” (la direttrice ha preferito usare metafore semplici con me: evidentemente non le davo l’impressione di essere molto avvezzo alle tecniche di restauro… Va bene! Alla fine ho capito il concetto!)

Cecilie Hollberg ha approfittato di quest’occasione per far sapere a tutti quello che accade nel museo quando è chiuso al pubblico. Il lunedì di chiusura dei musei fiorentini infatti non è solo un modo per dare il giorno di riposo ai custodi e far arrabbiare i turisti che bussano inutilmente al portone dell’Accademia per vedere il David. Ci sono delle motivazioni dietro a questo. La manutenzione delle opere è una delle principali. Chi avrebbe mai pensato che anche una statua come il David deve essere spolverata come un qualsiasi soprammobile?

Durante la conferenza stampa ho avuto l’onore e la fortuna di poter salire sui ponteggi allestiti per la “spolveratura” del David. Mi perdonerete per la non eccelsa qualità del video nell’ultima parte ma vi assicuro che, un po’ per l’emozione di poter vedere da vicino il capolavoro, un po’ perchè effettivamente l’impalcatura lassù era traballante, era difficile realizzare inquadrature meno tremolanti!

Gli interventi di manutenzione come questo si ripetono mediamente ogni due mesi, ma nei periodi di maggiore affluenza di visitatori nel museo, la frequenza degli interventi scende a 4/5 settimane. L’obiettivo è quello di rimuovere i depositi incoerenti di polvere e di particellato per evitare che questo si accumuli e si compatti.

L’operazione, che vede impegnata la restauratrice Paola Rosa coadiuvata dalla collaboratrice Emanuela Peiretti, prevede l’utilizzo di un aspiratore e di pennelli a setola molto morbida.

Tutto il lavoro – che normalmente si svolge solo nella giornata di lunedì, quando il museo è chiuso per turno – viene effettuato con l’ausilio di un moderno ponteggio mobile che garantisce elevati standard di sicurezza e di manovrabilità.

Inoltre, l’elevata frequenza degli interventi sul David mette in condizione la restauratrice di effettuare anche un monitoraggio ravvicinato continuo della scultura, ed eventualemente di segnalare anomalie sulla superficie.

Gli interventi ai Prigioni, al San Matteo e alla Pietà da Palestrina si svolgono invece con una frequenza minore (circa ogni quattro mesi), ma seguono la metodica adottata per il David.