LA DONNA BARBUTA di Josè de Ribera

Ecco uno dei dipinti più strani e disorientanti di tutta la pittura del seicento: la donna barbuta di Josè de Ribera, detto lo Spagnoletto.

Non si tratta di una fantasia dell’artista, ma di una vera e propria opera di carattere documentaristico.

Tutto vero: la donna è realmente esistita e come documenta l’epigrafe sulla destra, sappiamo che si tratta di Maddalena Ventura, di anni 52, proveniente dal paese di Accumoli, e che dall’età di 37 anni cominciò a crescerle la barba.

Nel 1631, anno in cui fu dipinto il quadro, si trasferì a Napoli, chiamata dal vicerè Fernando Enriquez d’Afán de Ribera, amante dell’arte, noto collezionista di quadri raffiguranti nani, giganti e altri “miracoli” della natura. E infatti fu proprio lui a commissionare l’opera al pittore spagnolo.

Sopra i blocchi di pietra vediamo un fuso ed un arcolaio, elementi che simboleggiano e sottolineano la natura femminile della protagonista del dipinto, nonostante la folta peluria e i tratti virili del volto.

Dall’oscurità emerge la figura di Maddalena in piedi, mentre sta allattando il figlio neonato e accanto a lei il marito. I coniugi guardano in direzione dello spettatore con un’espressione intensa, dalla quale spunta il dramma psicologico della donna e la sua rassegnazione… ma anche quella del marito. Ti sono vicino, sappilo!

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“La Mezzana” di Jan Vermeer

La mezzana è un’opera giovanile di Jan Vermeer, datata 1656.

Ma che cosa rappresenta?

Il quadro è tradizionalmente conosciuto con questo nome, “la mezzana”.

Il termine sta ad indicare una donna che fa da intermediaria nei rapporti o negli incontri amorosi, specialmente se illeciti o mercenari.

Il tema è abbastanza frequente nella pittura olandese del Seicento, dove nei molti dipinti ambientati in taverne e bettole non è raro trovare raffigurazioni di scene che alludono alla prostituzione.

A risaltare è la veste gialla della giovane ragazza, su cui spicca la mano dell’avventore che le stringe il seno. Tutto consentito perché ha appena versato l’obolo. Vediamo infatti il passaggio di denaro proprio al centro della scena.

A sinistra un musicista se la ride (si pensa che possa trattarsi dell’autoritratto dello stesso Vermeer), e se la ride anche la donna anziana, è lei la mezzana, compiaciuta perché la transazione è andata a buon fine.

Alcuni studiosi ipotizzano che non si tratti di una scena da osteria ma di un episodio della parabola del Figliol prodigo, quando il giovane dilapida l’eredità in una taverna in compagnia di meretrici.

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GIONA E LA BALENA: iconografia di un profeta ingoiato da un pesce enorme e poi risputato fuori

Il nuovo video di Arte a modino per la rubrica “ICONOGRAFIA BIZZARRA” è dedicato al profeta Giona. Nello specifico, vi parlo dell’episodio che lo ha reso celebre, ovvero di quando fu inghiottito da un enorme pesce (che NON era una balena) e dello strano modo in cui riuscì a venirne fuori.

Buona visione.

Conigli assassini nei manoscritti medievali

Conigli assassini!

Ma perché? Per quale motivo questi simpatici batuffoletti di pelo sono così spesso raffigurati nei codici manoscritti medievali in atteggiamenti violenti? Fra l’altro queste azioni deprecabili non sono rivolte contro i loro simili: a subire l’ira coniglia sono sempre esseri umani e molto spesso degli indifesi quanto inermi cani.

Nel video cerco di spiegarvi questa strana usanza di copisti e miniatori: lo so, non è facile entrare in quest’ordine di idee. Bisogna vedere il tutto in un’ottica diversa dalla nostra, cercando di immaginare quello che doveva essere il senso dell’umorismo medievale. Ma forse, guardando certe “drolerie”, non è poi così difficile! Buona visione.

Il sogno dei magi

No, non è un immagine tratta da un sito vietato ai minori nella categoria “Threesome-Gay-Interraziale”.

Si tratta bensì di una miniatura di un messale, raffigurante un episodio dei vangeli.

Nell’ultimo video di Arte a modino vi racconto proprio questo: quella volta che i re magi andarono a letto nudi tutti e tre insieme.

Beh, nel Vangelo secondo Matteo non è proprio raccontato così nei dettagli… ma è in questo modo che i magi sono stati spesso rappresentati quando si trattava di raffigurare l’episodio relativo al sogno che fecero dopo aver portato i doni al Messia appena nato a Betlemme!

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La Madonna del cazzotto

Ebbene sì. Esiste un’immagine mariana in cui la Vergine prende a pugni satanasso.

È contenuta in un manoscritto inglese della metà del XIII secolo, un libro d’ore conosciuto come “De Brailes Hours” (Add MS 49999 della British Library) ed è stata realizzata dal miniatore William de Brailes.

Questa particolarissima iconografia è legata ad una leggenda che vede come protagonista non la Madonna, bensì l’arcidiacono cilicio Teofilo di Adana. Vi potrà sembrare la solita storia di quello che si vende l’anima al diavolo, ma c’è molto più di questo: probabilmente questo racconto è stato di ispirazione per tutti i racconti successivi basati sulla vendita dell’anima in cambio di fama, successo, sapere, giovinezza ecc. (pensate alle opere di Marlowe, Goethe, Wilde).

In questa storia la Madonna è chiamata in aiuto del povero Teofilo, il quale, dopo essersi venduto l’anima, si pente ed invoca la Vergine. Quest’ultima, non si sa come, si presenta dal diavolo e riesce a recuperare il contratto di vendita dell’anima firmato con il sangue da Teofilo. Tutto molto bello, ma non quanto il modo in cui il miniatore ha deciso di rappresentare la scena: nessuna delle versioni della leggenda, infatti, descrivono il modo in cui Maria ottenne il contratto da Satana. William de Brailes, per un motivo che ignoro (humor inglese…?), decise di rappresentare la scena come una rissa da pub, con la Vergine che rifila un potente destro in pieno grugno al demonio. Tutto bellissimo. Ve lo racconto nell’ultimo video di Arte a modino.

San Silvestro, il papa cacciatore di draghi

Oggi, come saprete tutti è san Silvestro!

Silvestro I, fu il trentatreesimo papa della Chiesa cattolica, dal 314 fino alla sua morte, avvenuta il 31 dicembre 335.

La leggenda lo ricorda come un papa cacciatore di draghi: in ben due occasioni ebbe a che fare con questi mostri ed entrambe le volte ne uscì vittorioso.

Il primo scontro avvenne a Poggio Catino, sui monti Sabini, uccidendo il drago che viveva in una grotta a cui si accedeva salendo 365 scalini (guarda un po’, proprio come i giorni dell’anno! Il drago doveva quindi rappresentare il paganesimo e gli scalini l’anno romano che consacrò a Dio uccidendo il drago).

Alcuni anni più tardi dovette affrontare un altro lucertolone presso la Rupe Tarpea a Roma. Questo drago aveva ucciso numerose persone: ma non bruciandoli con le fiamme che uscivano dalla sua bocca oppure sbranandoli. No, li uccideva con il suo alito pestilenziale! Silvestro, mostrandogli un crocifisso, riuscì a renderlo mansueto come un cucciolino e con un filo della sua veste gli legò il muso, in modo che non fosse più in grado di far sentire la sua “fiatella”. Trascinò l’animale per la città legato al filo come fosse al guinzaglio e poi lo lasciò in balìa dei cittadini romani che lo uccisero.

Nell’immagine vedete il miracolo del drago, particolare della Pala di san Silvestro di ANDREA DI LITIO, realizzata intorno al 1480. L’opera è composta da tre tavole: le due laterali furono trafugate nel 2006 e per anni se ne persero le tracce. Recuperate nel 2017, la pala è stata finalmente ricomposta e appena 20 giorni fa, l’11 dicembre scorso, è stata riposizionata nella chiesa in cui era originariamente conservata, San Silvestro di Mutignano, in provincia di Teramo.

San Giovanni Apostolo e il demonio burlone

Oggi, 27 dicembre, la Chiesa ricorda SAN GIOVANNI APOSTOLO, noto anche con l’epiteto di “EVANGELISTA”, ma conosciuto anche come “UNO DEI DUE ZEBEDEI” (l’altro era Giacomo Maggiore, suo fratello e anche lui figlio di Zebedeo. Sì, erano Zebedei e andavano sempre in coppia…).

In questa miniatura tratta dal Libro d’Ore di Leonor de la Vega (realizzato nel XV secolo nelle Fiandre), San Giovanni è raffigurato su una ridottissima isola di Patmo mentre tenta di scrivere l’Apocalisse nonostante un irritante demonio lo stia boicottando svuotandogli il calamaio in mare. Maremma che antipatia!!!

Nonostante tutto Giovanni riuscirà a terminare la sua opera (bel libro, ve lo consiglio se vi piace il genere Sci-Fi/Fantasy-apocalittico).

Meme mondiali 2022

I mondiali del Qatar sono finiti.

Raccolgo qui una carrellata di meme e bischerate varie a tema storico-artistico-calcistico che chi segue Arte a modino sui social avrà probabilmente già visto su Facebook o Instagram.

1- MODI USUALI E ALTRI PIÙ INCONSUETI DI OSTENTARE MANUFATTI PREZIOSI A FORMA DI AVAMBRACCIO.

2 – LA COSA CHE LI METTE FINALMENTE D’ACCORDO

3 – Grazie alla nuova tecnologia del fuorigioco semi-automatico del VAR applicato alla Storia dell’Arte si è potuto finalmente verificare con certezza la posizione di Ippomene, il cui corpo è senza dubbio al di là della linea rispetto a quello di Atalanta.
Perciò IL DIPINTO DI GUIDO RENI NON È VALIDO.

4- La gioa di Hwang Hee-chan per il passaggio del turno… praticamente un quadro di Yue Minjun!

5 – Eh ma fatelo un sorriso quando vi fanno il ritratto, suvvia!

6 – Fastidioso come un azulejo con le piastrelle di traverso. Anche quando è in panchina.

7- Ormai quando leggo una biografia di un pittore fiorentino dalle Vite del Vasari, leggo immaginando la voce del buon Giorgio che si esalta come fa Lele Adani durante le telecronache dell’Argentina quando tocca palla Messi.

8 – Farà ancora discutere a lungo il gol assegnato al Giappone contro la Spagna.

9 – Era quello di Recanati! (e sappiamo tutti cosa simboleggia… e infatti Brasile fuori!)

[per la cronaca: entra un gatto durante la conferenza stampa prima di Brasile-Croazia… l’addetto stampa lo prende per la collottola e lo caccia malamente]

10 – Con la speranza che tornino di moda i parrucconi tanto in voga tra i nobili del XVII e XVIII secolo e tra i calciatori sudamericani degli anni ’70 ❤️ 🇲🇽

11 – Gesù argentino e sant’Antonio da Riad

SANTA LUCIA: la santa con gli occhi nel piatto

Nuovo episodio della rubrica “Iconografia bizzarra”: ecco a voi il video di Arte a modino dedicato all’unica santa che ci mostra orgogliosa i suoi bulbi oculari strappati dalle orbite e appoggiati su un piatto.

Non è un caso che il video sia uscito oggi, proprio la vigilia del giorno di santa Lucia. Stanotte infatti in molte parti d’Italia la santa passerà dai bambini più buoni portando loro regali e battendo sul tempo il buon san Nicola -alias Babbo Natale-, mentre in Svezia, sempre in onore della santa di Siracusa, cingeranno la testa delle primogenite femmine con una pericolosissima corona di candele accese, sprezzanti del rischio di dar fuoco alle chiome delle loro figlie e alla loro infiammabilissima mobilia Ikea.

Nel video ripercorreremo la storia agiografica della santa, ma soprattutto l’iconografia splatter che la ritrae quasi in posa da cameriera, mentre, anziché una pietanza, serve al tavolo quelli che sono da sempre il suo attributo iconografico: i suoi occhi.

Quasi sempre posati su un piatto, a volte in una scodella o in una coppa. Ma, come vedrete nel video, esistono anche fantasiose varianti.

Da Carlo Crivelli al Sassoferrato, passando per il Sodoma e Cosimo Rosselli. Artisti di tutti tempi si sono cimentati nella rappresentazione della santa, perpetuando nel tempo questa tradizione iconografica che la vede, cosa piuttosto rara nell’arte sacra, ostentare una parte del corpo che NON è stata oggetto del suo martirio. Santa Lucia infatti non ha subìto il martirio tramite l’estirpazione degli occhi, come molti pensano. E come mai allora ci mostra sempre gli occhi? E come mai è protettrice dei non vedenti, delle malattie legate alla vista, degli oculisti (ma anche degli elettricisti)? E guardatevi il video che fate prima! E che vi devo scrivere tutto qui… ma insomma!