“Fosco il boscaiolo” di CLET ha bisogno d’acqua

Bisogna prendersi cura delle piante.

Bisogna anche prendersi cura delle opere d’arte.

Se l’opera d’arte in questione è fatta di piante, va da sè che bisogna prendersene cura.

Qualcuno, nel caso di Fosco il Boscaiolo, non lo ha fatto.

Lode al Comune di Calenzano, che nel maggio 2015 commisionò l’opera all’artista Clet Abraham (sì, “quello dei cartelli” ma non solo!), siamo d’accordo. Però questo non basta.

Il Comune di Calenzano non è nuovo a queste iniziative, atte ad introdurre l’arte contemporanea e la street art a Firenze e provincia, territori fin troppo legati all’arte del Medioevo e del Rinascimento, piuttosto restii a qualsivoglia nuova forma di innovamento artistico.

Il Comune, già nel 2014, durante l’apertura di alcune nuove infrastrutture viarie, decise di far realizzare proprio a Clet i cartelli da posizionare sulla sede stradale, in netta controtendenza rispetto a molte altre città che in passato hanno addirittura multato l’artista francese per avere, secondo il loro punto di vista, alterato la leggibilità dei cartelli e quindi violato il codice della strada.

Calenzano diventò così il primo comune italiano ad ufficializzare il lavoro di Clet sui cartelli stradali (vedi il video di Arte a modino realizzato in quell’occasione).

Per quanto riguarda Fosco invece, dopo un iniziale entusiasmo per la realizzazione dell’opera, la gente si è resa conto che qualcosa non andava. Fosco si stava seccando (nel senso letterale del termine). Cos’è che è andato storto?

Molte domande mi passano per la testa, a partire da cosa possa pensare di tutto questo lo stesso artista, costretto a vedere la sua opera in queste condizioni dopo solo un anno e mezzo. Dopo tutto credo che il problema sia solo una questione di mancata irrigazione. Tutto qui.

Fosco è riuscito a sopravvivere a questa estate, pur uscendone decisamente malconcio.

Adesso con l’autunno inizieranno le piogge. Il problema è rimandato all’estate prossima. Resisti Fosco!

 

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