Antonio Natali ci racconta la mostra “La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe”

Un gentilissimo Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, si è reso disponibile per questa mia intervista che potete vedere nel video qui sopra.

Natali dimostra di credere fortemente nel progetto “La città degli Uffizi” una collana di mostre che ha lo scopo di far conoscere opere poco note del museo fiorentino e allo stesso tempo si impegna di promuovere di luoghi spesso dimenticati, ma comunque degni d’una più diffusa attenzione.

L’aver scelto come sede della mostra Casal di Principe è senza dubbio paricolare. Non è un caso che sia stata scelta questa cittadina in provincia di Caserta, fin troppe volte sulle prime pagine dei giornali per fatti inerenti alla camorra e al degrado. Non è un caso che come sede espositiva sia stata scelta la villa confiscata ad un boss della malavita locale e adesso intitolata alla memoria di don Peppe Diana, assassinato dalla camorra per il suo impegno per la legalità.

Quello che ha affermato Natali nell’intervista mi ha colpito profondamente. Non credo che molti direttori di musei avrebbero potuto pronunciare queste parole: “Io credo profondamente che di fronte a certi atti di criminalità organizzata sia l’ora di finirla con le lacrime, con i discorsi, con le parole di convenienza. Lo Stato deve far qualcosa. E siccome io sono un funzionario dello Stato, penso che portare gli Uffizi a Casal di Principe sia un segno di solidarietà forte da parte dello Stato nei riguardi di gente che sta risorgendo a rischio della propria pelle”.

Lo scopo della mostra di Casal di Principe è quindi puntare un riflettore potente su una terra antica e fiera che la criminalità ha emarginato e addirittura bandito. Terra, che faticosamente si sta riscattando e con orgoglio risorge. La luce che il titolo dell’esposizione evoca è quella del Prologo di Giovanni, quella che splende nelle tenebre: la luce del Verbo che s’incarna e che il mondo stenta ad accogliere. Ma nel nostro caso è anche la luce dell’etica e della civiltà. Luce che stavolta si concreta in quella che per quattro mesi possono su quel luogo proiettare gli Uffizi, con la fama di cui dovunque godono.

La luce che vince l’ombra è naturalmente anche un riferimento a molte delle opere esposte: in mostra troviamo soprattutto opere di artisti napoletani, o comunque legati alla città, affascinati da quei contrasti luce/ombra tipici del linguaggio pittorico caravaggesco.

Sarà un caso che la mostra si inauguri proprio il 21 giugno, solstizio d’estate, quindi il giorno con il maggior numero di ore di luce dell’anno…?

La mostra sarà visitabile dal 21 giugno al 21 ottobre 2015.

Il Tabernacolo di Boldrone, un anno dopo

Ad un anno esatto di distanza sono tornato a controllare le condizioni del Tabernacolo di Boldrone.

All’interno, come ricordavo nel video dell’anno scorso, era conservato un importante affresco del Pontormo.

Già dodici mesi fa avevo denunciato lo stato di degrado in cui versava il taberncolo, diventato una vera e propria discarica a cielo aperto.

Purtroppo nulla è cambiato. Confrontando i due video si nota ancora la stessa immondizia posizionata nella stessa identica posizione: stesse bottiglie, stessi pacchetti di sigarette, lasciati ammassati lì senza essere toccati.

Al di là della evidente necessità di un restauro strutturale (cosa che meriterebbe un discorso a parte), mi volevo concentrare sul “problema immondizia”. Un problema che sembrerebbe molto facilmente risolvibile: basterebbe semplicemente aprire la porticina del tabernacolo e rimuovere i rifiuti all’interno. Se il problema risiede in un fatto burocratico riguardante l’area di competenza della pulizia del tabernacolo, allora ufficialmente sulle pagine del mio blog MI PROPONGO A CHI DI DOVERE COME VOLONTARIO NELLA RIMOZIONE DELL’IMMONDIZIA DEL TABERNACOLO E NELLA RIPULITURA DELLO STESSO.

Basta che mi troviate la chiave di quella porticina.

Chi ce l’ha? Il Comune di Firenze? La Sovrintendenza? La Diocesi?

Fatemelo sapere che lo ripulisco io. Lo prometto!

L’angelo del Duomo di Firenze che manda a quel paese

Non credevo che nel mio blog avrei mai parlato di un gesto simile.

Il gesto dell’ombrello.

Ce l’avete presente? Ecco, proprio quello lì.

Niente a che fare con la pioggia o il maltempo.

Quel gesto tipicamente italiano che si fa facendo scontrare il palmo della mano contro l’interno del braccio opposto all’altezza del gomito.

Un gesto familiare, quasi quotidiano direi.

Il gesto diventa molto meno usuale però se parliamo di opere d’arte.

Diventa ancora più raro se parliamo di arte sacra.

Chissà cosa passava per la testa agli artisti Emilio Gallori e Cesare Zocchi, incaricati a scolpire le formelle con gli angeli nel portale di destra del Duomo di Firenze.

Qualcuno vuole vederci qualche altro tipo di gesto o simbologia. Io riesco a vederci solo quello. Guardate il video e ditemi voi cosa ne pensate!

Fabio Chiari, professione liutaio.

Qualche mese fa sono stato a fare visita a Fabio Chiari, maestro liutaio.

Fabio Chiari non ha certo bisogno di presentazioni. Da anni è ormai una leggenda, grazie ai suoi video su YouTube (se ancora non lo conoscete andate a dare un’occhiata sul suo canale YouTube).

Il video che propongo qui non è che un piccolo estratto di una interessante mattinata passata alla Scuola di Liuteria Fernando Ferroni a Sesto Fiorentino (non ero lì per Arte a modino, ma per un altro progetto purtroppo per il momento accantonato). Lì, insieme ad un amico, ho avuto la fortuna di incontrare il maestro Chiari e vederlo al lavoro insieme al suo collaboratore Lapo Androsoni. Naturalmente Fabio Chiari ci ha deliziato con aneddoti sulla liuteria e non solo.

Quello che ci racconta nel video è solo uno degli aspetti della liuteria: essere liutaio vuol dire anche sperimentare, fare ricerche basandosi su fonti storiche trovate a volte dove meno te lo aspetti. È questo il caso del ricettario del Settecento in cui sembra si possa nascondere nientemeno che il segreto della vernice classica (quella usata da Stradivari, tanto per intendersi). Tra dubbi, perplessità, scoperte casuali ed anni di ricerca, Fabio Chiari ci racconta come si è svolta questa vicenda, della quale non conosciamo ancora gli esiti (le ricerche sono ancora in corso) ma per cui tutto il mondo della liuteria è in trepidante attesa.

 

www.scuoladiliuteriatoscana.it

www.fabiochiariliutaio.com

Art-b Tweets, la prima Twitter chat italiana sull’arte

Art-smanettoni del web e dei social network, mettete da parte per una sera Facebook e concentratevi su Twitter: c’è una novità per voi.

A partire da lunedì 17 novembre, dalle ore 21:30 alle 22:30 prenderà il via Art-b Tweets, la prima Twitter Chat italiana dedicata all’arte.

Ma in cosa consiste questa chat? I blogger che aderiscono alla rete si alterneranno ogni lunedì proponendo un tema, che sarà affrontato attraverso sei domande a cui tutti potranno partecipare. Ogni domanda verrà posta a dieci minuti da quella precedente (la prima alle 21:30, la seconda alle 21:40, la terza alle 21:50 e così via), e tutti gli utenti di Twitter potranno essere liberi di intervenire, di rispondere e di esprimere la propria opinione sul tema… semplicemente usando l’hashtag #artbtweets. 

Ogni domanda sarà preceduta dalla sigla D1, D2, D3 ecc. e sarà chiusa dall’hashtag #artbtweets: chi risponderà potrà decidere di farlo con la formula R1, R2, R3 + risposta + hashtag, oppure semplicemente scrivendo il proprio pensiero, senza però dimenticare l’hashtag!

L’idea è partita da quei vulcanici blogger di Finestre sull’Arte, che chiamando a raccolta “i migliori blog di storia dell’arte italiani”  (hanno scritto proprio così! e hanno incluso anche Arte a modino!!!) hanno deciso di portare avanti questa iniziativa per rendere Twitter un luogo di scambio e condivisione anche in materia di arte.

Le Twitter chat, praticamente sconosciute in Italia, sono già una realtà molto efficace all’estero. Se utilizzate con partecipazione da un buon numero di utenti sono un modo intelligente e interessante per sviluppare conversazioni su argomenti che riguardano un po’ tutti i settori.

Oltre ad Arte a modino hanno già aderito Mostre-rò, Senza Dedica, The Art Post Blog, Mo(n)stre, e MostreINmostra.

Insomma, vi aspettiamo lunedì prossimo… e non dimenticate l’hashtag: #artbtweets !!!

 

CLET invade anche le strade di Calenzano

 

Lo ammetto: Sono un CLETINO. Nel senso che sono un fan di Clet.

Credo che ormai tutti conoscano Clet Abraham e le sue opere. In molte città italiane è quasi impossibile non imbattersi nei cartelli stradali su cui l’artista francese ha lasciato la sua inconfondibile firma.

Cosa?!? Non li avete notati???

segaAh, pensavate che questo cartello a sinistra anzichè un divieto d’accesso fosse l’insegna di un falegname?cletcroce

E che quello qui a destra invece che una strada senza sfondo indicasse un luogo di culto…?

Andiamo bene di nulla…

Clet Abrahm è un artista francese, da anni ormai residente a Firenze, dove ha il suo studio nel quartiere di San Niccolò.

Molti lo etichettano come “Street artist”, ma trovo che questo non sia il termine adatto. In realtà quello che mette le etichette è proprio lui: l’arte di Clet si manifesta infatti attraverso gli adesivi che vengono applicati sui cartelli stradali, trasformandoli così in vere e proprie opere d’arte.

Inutile dire che negli ultimi anni il nostro Clet abbia avuto qualche problema con le istituzioni, che gli sono costate anche delle multe salate.

L’accusa è sempre stata quella di imbrattamento della segnaletica stradale: a quanto pare dopo l’intervento di Clet  su un segnale, veniva compromessa la leggibilità del cartello. Probabilmente sarà successo che qualcuno abbia imboccato veramente un divieto d’accesso pensando che in fondo alla strada ci fosse una falegnameria.

Ma poco tempo fa, sorprendentemente, da un comune della provincia di Firenze arriva una strana richiesta: in vista dell’apertura di una nuova rete viaria, il sindaco di questo comune “illuminato” commissiona a Clet la realizzazione di tutti i cartelli della nuova strada. Questo comune, del quale posso vantarmi di esserne stato cittadino fino a pochi anni fa, è il Comune di Calenzano, e il sindaco in questione è Alessio Biagioli. Il 17 giugno scorso era presente anche lui all’inaugurazione, ed alcuni giorni dopo Clet è stato invitato ad una “lectio magistralis” sul design di strada presso l’Aula Magna del Design Campus, sede universitaria di Calenzano del Dipartimento di Architettura.

Ma allora cosa sta succedendo? Una totale rivalutazione di Clet? Da imbrattatore di strada fino ad invitarlo per una lectio magistralis?

Poi c’è un’altra questione tutta da chiarire: per il codice della strada i cartelli sono legali oppure no?

Il comandante della Polizia Municipale di Calenzano sembra non avere dubbi a riguardo: gli stickers di Clet alterano la leggibilità dei segnali, i cartelli verranno quindi rimossi.

Veramente?!?

La situazione è paradossale.

Ma  allora non era meglio che il sindaco scambiasse due parole con i vigili del suo comune prima di commissionare tutto l’ambaradan a Clet? E se anche questa volta ci sarà una multa, chi la dovrà pagare? Clet o il sindaco che ha commissionato l’opera?  In Italia succedono cose strane.

Comunque il comandante della municipale assicura che i cartelli saranno rimossi al più presto. Comunque nel frattempo li lasciano per un po’ di tempo lì, per farceli ammirare.

 

Il Battistero di Firenze diventa psichedelico: installazione artistica o manifesto pubblicitario?

 

Immagino che nelle scorse settimane se siete passati dalle parti di Piazza del Duomo a Firenze, abbiate notato il Battistero completamente ricoperto da pannelli multicolori.

Certo, volevo vedere come facevate a non notarlo!

I colori sui pannelli che ricoprono il “bel San Giovanni” non sono dati a casaccio, ma si tratta di un disegno ripreso da un foulard disegnato da Emilio Pucci nel 1957.

L’installazione può piacere o no, anche se è indubbio che il colpo d’occhio sia molto forte.

Qualche dubbio invece riguarda un’altra questione: chi è che ha pagato tutto questo? Sembra infatti che il Comune di Firenze ed il Ministero dello Sviluppo Economico si siano fatti carico delle spese di questa discussa installazione artistica. Discussa non tanto perchè sia troppo colorata e fuori dal contesto storico di Piazza del Duomo, ma in quanto molti vedono in questi pannelli un non troppo celato manifesto pubblicitario del brand della moda Pucci.

Per altre interessanti riflessioni vi rimando al bell’articolo pubblicato dal sito “Finestre sull’arte”: Il battistero di Firenze diventa pubblicità di una multinazionale francese. Ma chi ha pagato?

Il Pontormo dimenticato – Il Tabernacolo di Boldrone ridotto a discarica

 

Pontormo e la mostra in corso a Palazzo Pitti.

Il vizio del fumo.

Il vizio ancora peggiore di gettare spazzatura dentro un tabernacolo del Cinquecento.

L’ignoranza della gente.

Il menefreghismo degli organi di competenza.

L’importanza data alle mostre e l’oblio delle opere che dovrebbero rappresentare il nostro “museo diffuso”.

Quanti spunti di riflessione possiamo trarre da questo video?

L’unica cosa certa è la condizione di degrado in cui si trova da tempo il tabernacolo: sporcizia di ogni tipo si è accumulata sul pavimento, in quello spazio che un tempo ospitava l’affresco con la crocifissione di Jacopo Carucci, detto il “Pontormo“. Decine e decine di cammelli della famosa marca di sigarette fanno capolino fra bottiglie abbandonate e cartacce varie.

L’affresco originale, fortunatamente, fu staccato negli anni ’50 e conservato presso l’Accademia del Disegno di Firenze. Adesso lo possiamo ammirare a Palazzo Strozzi nella mostra “PONTORMO E ROSSO FIORENTINO – divergenti vie della maniera”.

L’opera è ormai riconosciuta da tutti come opera sicura del Pontormo: il tabernacolo ed il relativo affresco sono infatti citati anche dal Vasari nella vita del pittore: Vicino al monasterio di Boldrone, in sulla strada che va di lì a Castello, ed in sul canto d’un’altra che saglie al poggio e va a Cercina, cioè due miglia lontano da Fiorenza, fece in un Tabernacolo a fresco un Crocifisso, la nostra Donna che piange, San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino e San Giuliano. Le quali tutte figure, non essendo ancora sfogato quel capriccio e piacendogli la maniera tedesca, non sono gran fatto dissimili da quelle che fece alla Certosa“.

Il fatto che in questo periodo ci sia questa mostra su Pontormo mi ha fatto ancor più girare le scatole e ne ho approfittato per girare questo video, con la speranza di diffusione e soprattutto con la speranza che qualcuno possa porre fine al degrado del Tabernacolo di Boldrone.

Palazzo dei Visacci a Firenze

Non tutto può riuscire sempre alla perfezione.

Ne sa qualcosa Giovan Battista Caccini, scultore fra i più stimati e richiesti a Firenze negli anni a cavallo tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento.

La tecnica dello stiacciato probabilmente non era il suo forte. Molto meglio realizzare figure a tuttotondo, …vero Giova?

Ma poi, diciamocelo… a chi mai poteva interessare un’opera in stiacciato nel Seicento?!? Non siamo mica ai tempi di Donatello?

E invece a qualcuno interessava…

Il Caccini per l’appunto era incappato nella commissione di Baccio Valori il Giovane, umanista fiorentino, che aveva sentito il bisogno di rifare la facciata del proprio palazzo in Borgo degli Albizi. Ma mica si accontentava di una facciata normale… no! Ci dovevano essere 15 erme , 3 per ogni piano, raffiguranti busti di personaggi illustri fiorentini.

Che poi, “illustri” lo erano probabilmente solo per Baccio Valori… ma d’altra parte il proprietario del palazzo era lui, quindi aveva tutto il diritto di farci raffigurare chi voleva.

Al primo piano troviamo le erme di Accursio, Pietro Torrigiano Rustichelli, Marsilio Ficino, Donato Acciaiuoli, Piero Vettori.

Al secondo quelle di Amerigo Vespucci, Leon Battista Alberti, Francesco Guicciardini, Marcello Virgilio Adriani, Vincenzo Borghini.

Al terzo troviamo Giovanni della Casa, Giovanni Boccaccio, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Luigi Alamanni.

Inutile dire che le erme al piano terreno erano, e sono tuttora, visibili a tutti, mentre quelle al secondo e terzo piano sono poco apprezzabili in quanto si possono vedere solo di sbieco, mettendosi con le spalle al muro degli edifici sul marciapiede opposto.

Le cinque erme che si trovano al piano terreno sono comunque ben visibili a tutti quelli che camminano per Borgo degli Albizi. Guardando questi volti, incastonati nel muro, “stiacciati” letteralmente sulla parete, con quegli sguardi, alcuni truci, alcuni totalmente inespressivi,  si capisce perfettamente il motivo per cui questo edificio è stato chiamato “Palazzo dei Visacci”.

La bellezza dell’arte – da Guercino a Basquiat

Eccoci giunti alla quarta edizione della rassegna “Alto Basso. Alla Soffitta e al Berti”, promossa dal gruppo “La Soffitta – lo Spazio delle Arti” e dal Comune di Sesto Fiorentino.

Come l’anno scorso per la mostra su Francis Bacon, anche quest’anno vede la collaborazione  del Centro Culturale della Fondazione di Ca’ la Ghironda di Ponte Ronca di Zola Predosa, in provincia di Bologna.

“La bellezza dell’arte – da Guercino a Basquiat. Valore, emozione, intelletto, creatività e spiritualità”. Già dal titolo si capisce che il raggio d’azione della mostra è decisamente ampio, sia da un punto di vista temporale (dal Seicento al Novecento), sia perchè indagare sul concetto di bello non è cosa semplice (fin troppi fiumi d’inchiostro si sono sprecati su questo tema nel corso dei secoli!).

La mostra ospita ben 56 opere ed anche se, come leggo nella presentazione, adotta una “prospettiva filosofica ed estetica”, vi posso assicurare che è adatta a tutti. Anche a quelli come me che con la filosofia non sono mai andati d’accordo.

Ce n’è per tutti i gusti: dal Barocco alla Pop-art.

Insomma, non capita certo tutti i giorni di trovare esposti a Sesto Fiorentino opere di autori come Andy Warhol, Basquiat, Carrà, Sironi, Burri, Malevich, Boldini, e persino grandi maestri del Seicento come Guido Reni, Guercino e Van Dick.

Perciò se capitate in zona, anzichè andare in giro per centri commerciali a stressarsi a spendere soldi per fare i regali di Natale, vi consiglio di farci un salto ed entrare GRATUITAMENTE a questa mostra, godervi le opere d’arte e rilassarvi per una buona mezz’ora.

La rassegna sarà visitabile dal 1° dicembre 2013 fino al 6 gennaio 2014 presso le due sedi storiche di Sesto Fiorentino:

 

il Centro Espositivo Antonio Berti, in via Pietro Bernini 57

(dal lunedì al sabato ore 16-19 e la domenica ore 10-12 e 16-18,30)

 

e La Soffitta, presso l’Unione Operaia di Colonnata, in Piazza Rapisardi 6

(dal martedì al sabato ore 16-19 e la domenica ore 10-12 e 16-18,30)

 

per info: www.lasoffitta.net

Come sempre, per chi è impossibilitato ad andarci, ho realizzato il video che trovate qui sopra!